Nieves Maderni 2016

Anche quest’anno e con tanto entusiasmo, sono partita per la Tanzania con Nadia ed Elvezio il 12 ottobre. Il programma prevede che io rimanga da Rita e Cosima per soli 12 giorni, poi per il resto del soggiorno da Mfyome salirò all’ospedale di Ikonda dove ritroverò Nadia ed Elvezio.

La mia non è un’esperienza di lavoro ma un apprendimento quotidiano di vita e un arricchimento interiore che mi avvicina sempre di più all’umiltà, alla semplicità, alla consapevolezza di quanta serenità e quanta gioia si può dare con un sorriso, una carezza, una parola. La gente del villaggio che mi vede con Cosima quando l’accompagno nelle sue visite, mi accoglie con grande rispetto, i bambini mi corrono incontro sempre allegri e sorridenti chiamandomi “mama pipi” posando per una foto. Mi piace fotografare qualsiasi particolare curioso quando me ne vado per conto mio lungo i sentieri o la strada sterrata o lungo il fiume in secca e sedermi sui grandi sassi per leggere o “ascoltare” il silenzio di questi luoghi meravigliosi e intriganti!

Quest’anno da Rita  e Cosima, ho conosciuto Emerenziana, catechista missionaria e Pascalina, zambiana all’ultima fase di formazione le quali, per la giornata mondiale delle missioni, la domenica 23 ottobre, hanno organizzato e preparato i festeggiamenti durante tutta la settimana precedente l’evento! Mi ha impressionato il coinvolgimento e la religiosa partecipazione della popolazione del luogo, in particolare durante la funzione religiosa con i canti e le preghiere! Non ho potuto fare a meno di riprendere alcuni momenti della cerimonia e del pranzo preparato dalle ragazze nella nuova cucina del convitto!

Ringrazio ancora Rita e Cosima per l’accoglienza che mi riservano sempre, facendomi sentire una di loro e per il benessere che riesco ad assorbire pur rimanendo anche solo pochi giorni con loro e con tutto ciò che le circonda!

All’ospedale di Ikonda ho vissuto un’esperienza diversa ma altrettanto significativa e interessante aiutando fisicamente nel riordino di materiali diversi (farmacia, lavanderia, magazzino,…) e nell’organizzazione dell’inventario del materiale inviato per le protesi Swissleg che facevano parte del nostro grande progetto che, con nostra grande gioia si è realizzato! (vedi “Progetti realizzati 2016). Sicuramente poter vivere all’interno di quella realtà è sempre un’esperienza molto profonda che ha lasciato in me un forte desiderio di ritornare ad esserne partecipe con quel poco che io posso dare e fare!

Nieves Maderni 2015

Lo scorso anno, settembre/ottobre 2015, libera da impegni famigliari e in pensione dalla scuola da 9 anni, ho potuto realizzare il desiderio di accompagnare Nadia ed Elvezio,  presidente e vice presidente nonché cofondatori dell’Associazione Kammea che opera in Tanzania, per la durata di un mese come volontaria.

Non sapevo esattamente cosa avrei fatto ma ero pronta a mettermi a disposizione per qualunque situazione mi avrebbero affidato, certa che per me sarebbe stata un’esperienza unica e importante.

Partiamo il mattino e arriviamo la sera all’aeroporto di Dar es Salam dove troviamo l’autista e uomo tutto fare alle dipendenze della missione “Consolata” a Ikonda, che ci accompagna col furgone alla missione dove passeremo due notti per poi ripartire alla volta di Iringa. Con noi ci sono anche due medici italiani, un ortopedico e un ginecologo che si fermeranno all’ospedale di Ikonda anche loro per un mese.

Lasciato il caos della città e della periferia, proseguiamo lungo la strada che ci porta a Iringa, scattando foto a destra e a sinistra. Verso sera arriviamo a destinazione e ci fermiamo un’altra notte alla missione. L’indomani mattina partono tutti per Ikonda, che si trova a circa 500 km di strada e dove c’è l’ospedale, mentre io invece rimango sola ad aspettare Rita e Cosima che vengono a prendermi da Mfyome, un villaggio a circa 40 minuti di strada, per restare con loro nella missione che dirigono da parecchi anni. Qui ci resto per un mese!

Sinceramente ho fatto ben poco, ma ho potuto toccare con mano quanto Rita e Cosima hanno fatto e fanno quotidianamente per le persone della missione di Kiwere-Mfyome attraverso un programma Socio-Sanitario-Educativo-Pastorale denominato “KINGA NI BORA KULICO TIBA” (Prevenire è meglio che curare). L’accoglienza è stata fraterna, mi sembrava di essere con due sorelle maggiori che mi accompagnavano dalla gente del paese, mi presentavano a loro, entravo a far parte della loro vita condividendo i problemi e le vicissitudini quotidiane.

Ho avuto anche la possibilità di apprezzare e godere della bellezza straordinaria della natura e del paesaggio africano: estensioni immense ricche di sensazioni profonde, silenzi che ti entrano nell’anima e nel cuore, una grande pace con te stessa...un’esperienza fantastica e indimenticabile!

Sono tornata a casa rigenerata fisicamente e interiormente e col proposito di ritornare per poter dare qualcosa di più a chi non ha niente.

Carlotta Silini

Sono una studentessa di medicina, e durante l’estate del 2013 ho passato un mese a Ikonda insieme ad una mia amica, studentessa in medicina anche lei. Si è trattato certamente di un’esperienza  molto ricca; qualcosa di abbastanza indescrivibile a qualcuno che non sia mai stato in un ospedale africano, credo.

Per quanto riguarda l’accoglienza, padre Sandro e gli altri collaboratori sono stati estremamente gentili e ospitali, e io e la mia amica ci siamo trovate molto bene.

L’esperienza lavorativa in ospedale è molto dura, spesso scoraggiante; ho potuto vedere, toccare con mano e anche sentire l’odore di una povertà difficilmente immaginabile altrimenti, e mi sono spesso sentita impotente di fronte alle malattie che affliggono quelle persone – malattie che da noi non esistono neanche più, e di cui laggiù la gente muore, perché mancano i soldi. Ma proprio per questo sono contenta di aver trascorso un mese in un posto meno ricco e fortunato della Svizzera: certamente fa apprezzare tutto quello che abbiamo qui, e apre un po' la mente, almeno spero.

Quando sarò dottore tornerò in Africa; ma prima devo imparare il mestiere, per poter essere veramente di aiuto. A Ikonda ho avuto la fortuna di conoscere dei medici eccezionali, e questo mi ha ulteriormente invogliato a percorrere un giorno la strada dell'umanitario. Ho spesso pensato che quello che si può fare a Ikonda non sia in fondo che una goccia nell’oceano: ma una dottoressa che ha lavorato laggiù mi ha detto: “se posso migliorare la vita di qualcuno per un’ora, un minuto soltanto, allora lo faccio, e non guardo più lontano. Anche se può sembrare un niente, ma io credo in questo”. E da quel che ho potuto vedere, ci credo anche io.